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notes
"Con gli avambracci nell’acquasantiera fino ai gomiti, o nei postriboli dove ci si dà via per pochissimo o per niente, l’uomo solo va cercando un branco e un’oppieria. Dimenticare quel che non si è fatto, inginocchiarsi davanti a un altarino di stagnola e morti-in-croce, o davanti a una fregna bagnata e presa in prestito: che si declami con un padre-nostro o con un fammi-godere, lo scopo del gioco è che non sia più un gioco, che il tempo troppo libero si imbottisca di rosari o di sborrate: per non pensare, non sapere, non vedere, non tornare con la testa e il cuore al fallimento primordiale: essere nati, che somma scocciatura, che eccellente fregatura. Ci si rincoglionisce come si può, ognuno affonda nella cloaca delle sue sconfitte: Pinco sceglie la messa, Pallino toglie il perizoma della troia della bassa, e io? Parole e pasticche, e testa così dura che temo mi si crepi. Non ero fatta per le cattedrali, non ero fatta per i lupanari: le mie ginocchia, come se due chiodi d’acciaio le avessero bloccate, non si piegano: non c’è resurrezione né erezione che possa persuadermi. Perciò mi sono data – anima e corpo – alla letteratura. Quando la compassione che provo per gli uomini soli nelle chiese e nei casini straripa e mi sporca i pavimenti, tampono l’emorragia di pietas con la stoffa dei paragrafi: scrivo, e tengo a bada l’inservibile resto (disincanto, malevolenza, timore, inganni) con quelle benzodiazepine che fanno sembrare la città un malinconico giocattolo caricato a molla. A 30 gocce, scrivendo, sorrido indeterminatamente; a 60 le dita si fanno lievi come le note di Baker, e a 90 gocce – oltre la paura – non colgo più la differenza fra vivere e morire: ovvero, la lucidità di nonno Samuel che passeggia lentamente fra le rovine di Saint-Lô. Di questo scrivo e scriverò: degli uomini soli che si confessano o si masturbano nel segreto delle distruzioni, degli uomini dei margini e degli orli, sporchi di polvere e di menzogne grosse e unte, dell’impeggiorabile peggio che, peggiorando ancora contro ogni logica, avanza. Io, non meno sola di loro, li scriverò dentro la storia: non meno sola, non meno mortale, ma impossibilitata per natura a genuflettermi davanti alla maestosità d’un mediocre dio o d’un banale cazzo. Il segreto della vita non mi affascina: come i cavalli dormono, gli scrittori scrivono: in piedi. Una macchina, lo so, saprebbe elaborare meglio e più velocemente queste inconsolabili solitudini, sconce e penose: una macchina non dovrebbe tenere a bada l’amarezza, la carità, l’orgoglio. Sarebbero solo righe, nitide e assolute, senza quel liquame di tristezza di cui si sporcano le mie, di righe, nell’intervallo fra una pasticca e l’altra."